Psicomotricità e pedagogia al servizio della persona 2/4

Prosegue con questo post la restituzione di alcune riflessioni trattenute in occasione del seminario ASEFOP svoltosi a Bologna il 15 febbraio. (Qui il primo contributo)

I Bambini che hanno tutto, di che cosa hanno bisogno?

Philippe Lemenu (GREPPA – Bruxelles) ha evidenziato come tra i cambiamenti sociali del ventunesimo secolo si annoverino alcune cause che sono fonte di disagio per i bambini, per poi analizzare come la psicomotricità possa e debba modificarsi per essere sempre efficace sia in ambito educativo che terapeutico. Emerge che l’adulto, spinto dall’amore e dalla voglia di rendere il proprio bambino sempre felice, spesso cade nell’errore di fare AL POSTO del bambino, anziché di fare PER il bambino..

AMARE non è RIEMPIRE TUTTO, DARE TUTTO o essere IL TUTTO per l’altro

Spesso i bambini invasi dall’amore dei genitori, presentano iperattività motoria, deficit dell’attenzione, quasi come se rifiutassero, allontanandosene, la realtà che vivono. Lemenu ha accennato a come negli ultimi decenni sia stata data grande attenzione al mondo del bambino e ai suoi bisogni, da molteplici discipline, ma questo processo, sembra aver portato lentamente ad un ribaltamento dei ruoli famigliari: non esiste più un ordine generazionale, il bambino spesso è a capo della famiglia e delle sue dinamiche, e anche i più piccoli ostentano un desiderio di crescere, prematuro e a volte morboso. Nel mondo contemporaneo, in continua trasformazione, le coppie, le famiglie e i riferimenti temporali sono sempre più instabili, e anche il posto del bambino cambia. Di cosa ha dunque bisogno il bambino del ventunesimo secolo? E quali sono i bisogni dei genitori? Come la pratica psicomotoria può intervenire ? Come si è modificata negli anni e come dovrebbe modificarsi? Lamenu, ha cercato risposte a queste domande. I professionisti che si occupano d’infanzia sono tenuti ad osservare, capire attentamente i cambiamenti della società e intervenire con nuove strategie educative e terapeutiche. C’è un estremo bisogno di ristabilire i ruoli sociali, famigliari, di ri-abituarci al rispetto delle gerarchie generazionali, di essere riferimenti di legge e quindi sicurezza, indispensabile per accompagnare i bambini nel loro processo di sviluppo, verso il superamento delle privazioni, l’accettazione delle frustrazioni e i NO . Considerare un bambino una persona è molto diverso da considerare un bambino un adulto, ma gran parte della società odierna sembra non tener conto della differenza. Lo studioso ha richiamato gli psicomotristi a interrogarsi su alcuni punti: - quali sono i nostri condizionamenti personali e culturali ? - quali valori desidero trasmettere nella mia pratica? - quali desidero combattere?
Per stimolare questa fase di riflessione personale, è stata proposta un’esperienza pratica: ciascuno è stato chiamato a ricordare e condividere con un piccolo gruppo la prima frase che ricordava proferita da sua madre, la più frequente. Nonostante ci fossero persone di altri paesi, le frasi più comuni erano: Stai ferma! Guarda che ti fai male ! Se non mangi non cresci E’ importante che tutti gli operatori coinvolti nel settore educativo e terapeutico dell’infanzia, possano ritagliarsi del empo per riflettere e accogliere le risonanze e le sofferenze, non solo per comprenderle, ma anche per affrontarle, superarle e per liberarsi dal peso della responsabilità di cui lo investono.

TEMPO: Prendersi tempo, fermarsi. Dare tempo al bambino, per crescere. Lasciare del tempo per cui lui possa anche giocare da solo. Permettere al bambino, tempo per sognare, immaginare. Altro importante tema affrontato: quello della collettività, ormai quasi scomparsa dalla nostra società e sempre meno presente anche nel mondo dei bambini. Le conseguenze della frenesia della società di oggi hanno reso l’adulto sempre più individualista e il bambino povero.
Lamenu, ha sottolineato come la pratica psicomotoria abbia la responsabilità di modificarsi continuamente per accompagnare il bambino e le famiglie alla collaborazione, alla collettività. Ottimo lo strumento del gioco psicomotorio dove il bambino può lasciarsi andare a giochi di gruppo, dove i ruoli sono chiari e definiti, dove è vigente una legge definita, dove l’ambiente è sicuro. La narrazione, le storie, la creazione di storie insieme, sono supporti perfetti per accompagnare il bambino alla costruzione del suo pensiero, della sua identità in un clima di collettività e dove la sua espressività è sempre accolta.

Si conclude qui il secondo contributo dei 4 che sarà pubblicato regolarmente al lunedì.

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