Psicomotricità e pedagogia al servizio della persona 1/4

Il 15 febbraio, a Bologna, si è svolto il seminario ASEFOP in tema di psicomotricità: Emmi’s Care ed Edufrog hanno deciso di mettere a disposizione dei lettori alcuni appunti, in forma molto sintetica, raccolti da Alice Gregori in quell’occasione. Perché? Da tempo abbiamo avviato un percorso condiviso per integrare i saperi e promuovere un approccio al lavoro di cura ed educativo che si radici su un sostanziale rispetto della persona, di ogni età.

Costruirsi un corpo, abitare un corpo.

Il processo di costruzione della persona a partire dal corpo Mary Angeles Cremades (Presidente ASEFOP –Scuola di Madrid) ha trattato il tema ponendo in primo piano un interrogativo: come è possibile che il bambino segua il suo percorso di crescita senza paura di crescere?
Alla nascita il neonato può accogliere e ricevere solo a livello sensoriale il senso di sicurezza, di stabilità e di amore che il genitore desidera trasmettergli, registrazioni sensoriali che vanno formando la consapevolezza del suo corpo e quindi del suo sé. Cremades, ha accompagnato gli ascoltatori in un breve ma intenso viaggio, soffermandosi maggiormente sui primissimi marcatori dello sviluppo del sé, che accompagnano e permettono al bambino la costruzione del suo psichismo ed esplicitano come corpo e mente si completano, ma anche come lo sviluppo del sé si fonda sulle prime esperienze sensoriali del neonato.

LA PELLE: ricopre tutto il corpo ed è il suo involucro, ma soprattutto è l’organo più sensibile, che ne rappresenta lo stato fisiologico ed emozionale. Le sensazioni piacevoli o non piacevoli che il bambino riceve attraverso i suoi primi contatti, durante le cure che riceve attraverso la pelle e il tatto, sono registrate e mantenute. L’insieme di percezioni costituiscono le basi su cui il bambino costruirà la percezione di sé. Questo insieme di percezioni (affetto, suoni, odori, tatto etc..) rappresenta l’involucro materno, senza il quale il neonato non potrebbe sopravvivere e che soprattutto permette e favorisce lo sviluppo umano.

LA SCHIENA: nei primi mesi di vita il bambino trascorre la maggior parte del tempo disteso o appoggiato sulla schiena, tranne durante le attività di cura, cambio e pasto in cui è l’adulto a dovergli trasmettere la sicurezza, la stabilità e l’equilibrio. La schiena è la parte posteriore del corpo, fornisce la sicurezza necessaria al bambino che gli permetterà di aprirsi alla vita, alle relazioni, alla comunicazione con la sua parte anteriore ( sguardo, mani). L’assenza di sicurezza derivante dalla parte posteriore del corpo del neonato ( per scarse cure o mancate cure affettive e di sostegno, cambiamenti repentini di postura, etc..) può creare tensioni che potrebbero alterare le competenze relazionali e affettive: la tensione chiude il bambino, non gli concede di ricevere sensazioni positive e impedisce la prima comunicazione tra madre e bambino (dialogo tonico emotivo). Ricordando Winnicott, la Presidente ASEPOF rinforza che senza queste essenziali basi di sicurezza, ricevute dalle prime esperienze sensoriali, il bambino non può avvertire il desiderio di muoversi, di dare, di ricevere, di crescere.
Lo spazio, tra il lato posteriore e anteriore del bambino, rappresenta il volume del corpo, dove sono contenute tutte le emozioni, immaginazioni e rappresentazioni del bambino:LO SPAZIO INTERNO=L’IO Le emozioni, possono essere percepite dal neonato come pericolose, rendendo fragile il corpo e il suo spazio interno. Attraverso il movimento e il gioco, il bambino vive le emozioni e le frustrazioni (cadere, rialzarsi; prendere, scappare; costruire, distruggere etc....). Il corpo in questa fase di sviluppo rappresenta lo strumento per vivere, sperimentare e comprendere le sue emozioni e per trasformare la sua energia vitale innata in una vera e propria identità, che può esprimersi, comunicare.

L’AZIONE: il bambino incontra se stesso attraverso l’azione, che rafforza il suo sentimento narcisistico, esistenziale e la sua identità.

LA MANO: quando, nello sviluppo psicomotorio del bambino, l’azione diventa protagonista, anche la mano lo diventa. La mano -continuamente monitorata e osservata per valutare il grado di sviluppo del bambino- è però costantemente inibita nei suoi movimenti: una delle prime frasi che il bambino sente dalla maggior parte degli adulti, infatti, è NON TOCCARE!Cremades ha evidenziato quanto le mani siano viste solo come uno strumento e non come parte continuativa del corpo, conduttrice delle emozioni e delle percezioni che il bambino vive.Le mani rappresentano il suo primo contatto con la realtà, il suo contatto affettivo, è il canale attraverso il quale può esprimere tutto quello che esce da dentro di sé, orientandolo verso qualcosa o qualcuno. Solo se il bambino ha ricevuto la sicurezza necessaria nella parte posteriore del suo corpo, raggiungerà con sicurezza la posizione seduta, dalla quale potrà finalmente usare bene le mani in modo fluido, preciso e con piacere. Molte disprassie dei movimenti delle mani sono causate da questa insicurezza che il bambino registra fin dalle prime esperienze nei primi mesi di vita.
In conclusione d’intervento Cremades ha sottolineato le potenzialità della pratica psicomotoria: a livello preventivo può sostenere l’holding Handling, accompagnare i genitori ad accogliere il neonato; a livello educativo e terapeutico, in uno spazio-tempo sicuro, permette al bambino di vivere o ri-vivere le azioni necessarie per la costruzione della consapevolezza di se stesso.
Ritengo che questi elementi di conoscenza siano imprescindibili per pensare un lavoro di cura ed educativo, nonché pedagogico.

Si conclude qui il primo contributo dei 4 che sarà pubblicato regolarmente al lunedì. Il 14 giugno, invece, a Bologna si terrà un seminario intensivo per parlare di queste e altre cose.

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