Psicomotricità e pedagogia al servizio della persona 3/4

Prosegue con questo post la restituzione di alcune riflessioni trattenute in occasione del seminario ASEFOP svoltosi a Bologna il 15 febbraio.

Un atto creativo: aiutare il bambino a diventare adulto, aiutare l’adulto a diventare bambino. Cosa può fare la pratica psicomotoria ?

Rispondono Mara Tagliavini, Michela Focacci, Fiorenza Paganelli (PERCORSI –Bologna) Attraverso il gioco, la creatività permette al bambino di vivere le sue esperienze, le sue emozioni è libero di esprimersi e si sente sicuro e soddisfatto di se stesso. L’importanza della creatività nel processo evolutivo del bambino è legata anche alla conoscenza della sua stessa storia, come per ognuno di noi. Piaget sosteneva: Se volete essere creativi, rimanete in parte bambini. L’uomo può essere creativo, solo se conosce la sua storia La creatività non può essere insegnata ma può essere accolta, sostenuta, nel GIOCO. Il gioco è un’azione, un’esperienza formativa e integrativa di tutte le emozioni che accompagnano e nutrono lo sviluppo del bambino, interessandolo nella sua globalità (cognitivo-emozionale- relazionale). Poter esprimere la propria creatività permette al bambino di sentirsi sicuro di sé, autonomo e di potersi fare l’esperienza della sicurezza affettiva che rende possibile l’indipendenza. Gli alberi non crescono tirandogli le foglie. Per crescere ci vuole tempo. Il circuito di piacere che si crea attraverso il gioco e le azioni del bambino, sostengono la sua creatività, permettendogli di viverla e svilupparla. Solo attraverso la conoscenza della propria storia e della propria esperienza, si può saper fare e quindi saper essere. Se fossi in te, avrei parecchio paura di me... Marion Esser, Ulla Ladwein, Stefan Cohn, Christine Hausch (ZAPPA- Bonn) Questo intervento ha toccato con grande delicatezza un tema importantissimo, e sempre più discusso: l’aggressività -approfondendo le strategie della pratica psicomotoria per affrontarla. Da recenti e approfonditi studi scientifici è ormai chiaro che all’interno del bagaglio genetico dell’uomo, l’aggressività è presente, fin dalla nascita e che ciò sostiene la consapevolezza circa l’esistenza del buono e del cattivo, del giusto e dello sbagliato. Professionalmente è necessario porsi alcune domande: Qual è il mio rapporto con l’aggressività? In quale modo la subisco e in che modo la domino? In quale modo la vivevo da bambina e come la vivo adesso? AGGREDI significa: attaccare qualcosa o qualcuno oppure affrontare qualcosa o qualcuno... Una misurata aggressività è un impulso vitale positivo, che conduce alla creatività, alla crescita personale e/ o al progresso sociale: l’espressività dell’aggressività, attraverso l’azione, la costruzione o rappresentazione è un ottimo atto preventivo. Far finta di giocare/ giocare a farsi male, permette al bambino di registrare sensazioni positive legate all’aggressività, lo aiuta a imparare e accettare le regole permettendo l’evoluzione delle sue relazioni sociali e sostenendo lo sviluppo della comunicazione e interazione nel gruppo. La pratica psicomotoria, sdrammatizza la situazione, dove è presente l’aggressività, facendo affermare ogni bambino nel suo gruppo di appartenenza. All’interno del gruppo è osservabile che quest’approccio, permette la diminuzione dell’aggressività e di conseguenza l’aumento di comunicazione, tra i membri del gruppo. Sono in grado di inserirmi in un gruppo?Contribuisco in modo positivo ?Conservo la mia individualità? Riesco ad affermarmi? Tutti i professionisti, e le équipe dovrebbero porsi queste domande, per l’osservazione dell’efficacia della personale pratica psicomotoria e per la modifica delle proprie strategie.

Si conclude qui il terzo contributo dei 4 che sarà pubblicato regolarmente al lunedì.

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